Miti e leggende di Roma

Roma, città bellissima e dalle mille sfaccettature…

Se pensiamo ai miti e leggende che la riguardano, certamente ricordiamo Romolo e Remo allattati dalla lupa e la Bocca della

Verità che morderebbe i mentitori. Ma in questo luogo di grande fascino sono ambientate anche tante altre storie avvolte da un alone di mistero: vediamone insieme alcune.

Conoscete la storia legata a Muzio Scevola?

Siamo nel periodo degli scontri tra Roma e il popolo etrusco.

Un giovane abitante di Roma, Caio Muzio, si infiltra nel campo dei nemici, travestendosi da soldato etrusco, con l’intento di eliminare il re Porsenna.

Purtroppo però entra nella tenda sbagliata e uccide invece un ufficiale.

Catturato e portato al cospetto del re etrusco, Caio Muzio riconosce l’errore e pone volontariamente la mano destra sui carboni che ardono in un braciere, per autopunirsi dell’errore commesso.

Porsenna rimane estremamente colpito da questo gesto così coraggioso e onorevole, tanto da decidere, così, di stipulare infine la pace con Roma.
“Scèvola” ossia “mancino” deriva appunto da questo episodio.

E quella volta che le oche salvarono Roma?

In quel periodo la città si trovata sotto l’assedio da parte dei Galli, popolazione originaria dell’attuale Francia.

Sul Campidoglio era stato eretto un tempio dedicato a Giunone e lì trovavano dimora alcune oche, animali sacri alla dea. I Romani stavano ormai subendo da molto tempo l’assedio e la fame iniziava pesantemente a farsi sentire, tanto da arrivare a ipotizzare di profanare il tempio e uccidere le oche per sfamarsi. Solo il timore di una punizione divina ancora peggiore li tratteneva.

Accade poi una notte che Marco Manlio, un soldato romano, dormisse nei pressi del tempio di Giunone: improvvisamente il silenzio fu squarciato dalle oche che presero a starnazzare in maniera allarmante.

D’istinto Marco Manlio si precipitò sulle mura della città, dove lo scontro con un primo Gallo che stava assaltando le mura fu inevitabile. Altri stavano giungendo alle sue spalle ma provvidenziali si rivelarono di nuovo le oche, le quali, continuando a starnazzare, svegliarono altri soldati che riposavano nei paraggi e che affiancarono il loro compagno nella difesa della città, fino a sconfiggere definitivamente il nemico. Se le oche non avessero dato l’allarme, forse le cose sarebbero finite diversamente…

Talvolta l’eroismo porta a un sacrificio estremo: questa è la storia di Attilio Regolo.

Console romano, venne catturato dal nemico, durante la guerra tra Roma e Cartagine.

Un giorno i Cartaginesi pensarono di farlo temporaneamente tornare tornare a Roma, con lo scopo di convincere il Senato ad accettare la resa.

Le cose però si svolsero diversamente, poiché Attilio Regolo, una volta giunto di fronte all’assemblea, pronunciò un discorso di tutt’altra natura: egli invitò la propria patria a non demordere, sottolineando che la guerra avrebbe potuto risolversi in maniera favorevole; Cartagine, che lui aveva visto coi propri occhi, era da considerarsi allo stremo. Il console poi, in rispetto della parola data a Cartagine, rientrò in terra d’Africa, dove ben presto si conobbe il contenuto del discorso che aveva tenuto in patria.

Questo atto di coraggio lo condannò a una morte orribile, perché i cartaginesi lo fecero precipitare da un’altura, imprigionato in una botte irta di chiodi.

Roma però seguì il consiglio del console, e in effetti, di lì a poco, sconfisse definitivamente Cartagine.

A piazza Navona si associa una superstizione:

i romani sanno infatti che se sono innamorati e vogliono che la loro storia prosegua felicemente, devono evitare di girare in senso antiorario intorno alla Fontana dei Quattro Fiumi, collocata al centro della stupenda piazza.

Pare che in tempi remoti, una strega abbia scagliato proprio in questo luogo la cosiddetta “maledizione degli amanti”, in seguito alla quale qualsiasi coppia avesse aggirato la fontana in senso antiorario, avrebbe visto sfumare i propri sogni d’amore nel giro di una settimana.

Spostandoci poi in Piazza del Popolo, troviamo una leggenda inquietante legata alla chiesa di Santa Maria del Popolo. Pare infatti che in passato, esattamente nello stesso luogo, vi fosse la tomba dell’mperatore Nerone, noto per le sue follie. Su quest’ultima, quando avvenne la sepoltura, fu piantato un noce.

Nel 1099, Papa Pasquale II però, lo fece abbattere, a seguito di un sogno in cui la Madonna stesso glielo chiedeva: a quanto sembra, quell’albero era divenuto infatti usuale ritrovo di streghe e demoni. Al suo posto venne eretta la chiesa giunta ai giorni nostri e l’altare maggiore si erge giusto nel punto in cui era piantato il noce diabolico.

Sempre a proposito di Nerone, sapevate che desiderava ad ogni costo provare sulla sua pelle l’esperienza della gravidanza?

Si raccconta che alcuni medici del tempo, vedendosi costretti a soddisfarlo, si inventarono una specie di intruglio a base di erbe, contenente anche una piccolissima rana, che gli fecero bere. Questa diede all’imperatore la sensazione di avere nella sua pancia una vita che si muoveva, giusto per qualche minuto, ma abbastanza perché gli speziali scappassero via a gambe levate!

Tutta fantasia?

O forse qualcosa di vero c’è?

Comunque sia, conoscerle può regalare occasioni per passeggiare trai vicoli di Roma con occhi diversi.